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“Tiburzi-Provenzano: l’ultima notte” conquista il pubblico aquesiano

Successo per la prima tappa dell'evento svoltasi il 18 novembre al Teatro Boni. Applausi per lo spettacolo "Doppiette e rosari"

Il pubblico aquesiano ha risposto positivamente al primo appuntamento dell’evento “Tiburzi-Provenzano: l’ultima notte. 24 ottobre 1896, 11 aprile 2006”, organizzato dall’Associazione Culturale iTusci, per il progetto di Viola Buzzi ed Eugenio Manca, e dal Comune di Acquapendente.
Sabato scorso, 18 novembre, in tanti si sono recati al Teatro Boni di Acquapendente per partecipare a “C’erano una volta i briganti? Criminali tra storia e cronaca”, prima tappa all’interno del percorso, in tre date, dedicato alle affinità e differenze che legano la figura del brigante Domenico Tiburzi a quella del mafioso Bernardo Provenzano.
La serata è stata organizzata secondo la nuova formula della conferenza-spettacolo: una prima parte in cui relatori esperti dell’argomento si sono confrontati sui vari aspetti della vita dei due personaggi in questione; una seconda parte caratterizzata dallo spettacolo “Doppiette e rosari, percorso in musica tra i briganti di confine” di Viola Buzzi. Questa combinazione sperimentale, tra il momento del dibattito e quello dello spettacolo, ha dato la possibilità al pubblico di essere condotto agevolmente nell’argomento trattato attraverso step successivi di analisi e rappresentazione. Il brigantaggio, la vita alla macchia, la latitanza del mafioso, il tradimento sono stati prima discussi a livello teorico dai relatori e poi raffigurati con la musica e le canzoni di “Doppiette e rosari”.
Ad aprire la conferenza è stato il Sindaco di Acquapendente, Alberto Bambini, che ha ringraziato tutti i presenti per il calore e l’interesse con cui è stata accolta l’iniziativa, e quanti hanno contribuito alla sua realizzazione. Sono intervenuti poi lo storico Romualdo Luzi che ha raccontato le origini del brigantaggio in Maremma e di Tiburzi come bandito, la nascita e l’attribuzione a lui dell’appellativo “livellatore”, colui cioè che “rubava ai grandi latifondisti per dare ai poveri contadini”, da qui la creazione del mito, della leggenda; Antonio Baragliu, dirigente tecnico della Riserva Naturale Selva del Lamone, che ha invece fornito l’ambientazione geografica degli spostamenti di Tiburzi, spiegando come il territorio ha potuto favorire tanti anni di latitanza proprio per la sua particolare morfologia; Vincenzo Vasile, giornalista de L’Unità, ha analizzato poi la figura di Provenzano e la sua latitanza, caratterizzata comunque da un alto tenore di vita e da una notevole tranquillità negli spostamenti, che solo nell’ultimo periodo è diventata latitanza “povera e forzata” in un vecchio e isolato casolare, e per questo si differenzia da quella del bandito di fine secolo scorso.
A chiudere il momento del dibattito è stato Enzo Ciconte, Presidente dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la Sicurezza e la legalità della Regione Lazio: “C’è sempre stata un’affiliazione sbagliata tra mafia e brigantaggio. A legare le figure di Tiburzi e Provenzano possiamo individuare solo tre aspetti: il ‘mito’, perché il brigante è sempre stato una figura leggendaria, alla stregua dell’eroico Robin Hood (che ruba ai ricchi per dare ai poveri) e alla mafia, sviluppatasi come fenomeno successivo, conveniva dire di essere figlia del brigantaggio per usufruire di una tradizione consolidata nel tempo; il ‘consenso’, sia Tiburzi che Provenzano infatti durante la loro lunga latitanza hanno potuto godere dei favori e del consenso popolare, e non solo, che ha reso possibile i tanti anni di vita alla macchia; ‘l’ultima notte’ quella in cui vengono catturati, e le varie ipotesi di responsabilità e tradimento delle persone a loro vicine”.
In platea, ad applaudire all’idea vincente della conferenza-spettacolo, erano presenti anche Tolmino Piazzai Assessore all’ambiente della Provincia di Viterbo, Francesco Chiucchiurlotto Presidente dell’ANCI Lazio, Luciano Dottarelli Direttore Generale della Provincia di Viterbo e Massimo Pelosi Amministratore Delegato del gruppo Gestincoop di Unicoop Tirreno.
Dopo una breve pausa, è stata poi la volta dello spettacolo “Doppiette e rosari”: sul palco Viola Buzzi al canto e racconto, il soprano Lucrezia Raffaelli, il contralto Elisa Tonelli e il violoncellista Alessandro Filosomi. Nei testi e musica di Viola Buzzi - intrisi di citazioni rimandi echi di un secolo di storia della musica popolare e colta - è stato possibile immaginare e riconoscere le vicende che hanno scandito la vita di Tiburzi e Provenzano, in un’atmosfera scenica per alcuni versi surreale ma estremamente coinvolgente, tanto da catturare lo spettatore come incantato davanti a un film di tempi sospesi tra passato e presente. L’emozione trasmessa dalla musicalità di particolari strumenti come l’organetto, o il tamburello, hanno reso ancora più vere le parole delle canzoni sottolineandone gli aspetti più vivi e tragici delle storie di volta in volta narrate.
Il secondo appuntamento dell’iniziativa è previsto per venerdì 24 novembre alle 16.30 presso il Gran Caffè Schenardi di Viterbo; questa volta l’attenzione sarà su “Viterbo città crocevia: criminalità e sicurezza nella Tuscia viterbese” con la replica poi dello spettacolo “Doppiette e rosari”. A chiudere il percorso sarà la tappa di Roma il 2 dicembre alle 21.00 presso La Palma Club con “La legalità è possibile. Le istituzioni, l’arte, la cultura, la società s’interrogano”.
L’evento “Tiburzi-Provenzano: l’ultima notte”, organizzato in collaborazione con la Regione Lazio, ha ottenuto il patrocino del Senato della Repubblica, del Consiglio Regionale del Lazio, della Provincia di Viterbo e dell’Università degli Studi della Tuscia, ed il sostegno di Gestincoop, del Consorzio il Cerchio e della Camera di Commercio di Viterbo.
INFO-CONTATTI: www.itusci.it 0763/732066-338/8159151-320/8078232. L’ingresso è gratuito.

 

 


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