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Il Vice Presidente del Senato, Milziade Caprili, ad Acquapendente per “Tiburzi-Provenzano: l’ultima notte”

Sabato 18 novembre, alle 20.30 al Teatro Boni, prima tappa della tre giorni di conferenza-spettacolo che si snoderà tra la Tuscia viterbese e Roma

Il Vice Presidente del Senato della Repubblica, Milziade Caprili, sarà ad Acquapendente sabato 18 novembre nell’ambito di “Tiburzi-Provenzano: l’ultima notte. 24 ottobre 1896, 11 aprile 2006”, l’evento organizzato dall’Associazione Culturale iTusci, per il progetto di Viola Buzzi ed Eugenio Manca, e dal Comune di Acquapendente: tre serate di conferenza-dibattito seguita dalla rappresentazione dello spettacolo musicale “Doppiette e rosari”, sul filo della memoria, dell’attualità e dei temi della legalità, a ingresso gratuito.
Il percorso dell’evento, articolato in tre tappe, si snoderà tra la Tuscia viterbese e Roma, in spazi prestigiosi: il Teatro Boni ad Acquapendente (18 novembre ore 20.30), il Gran Caffè Schenardi a Viterbo (24 novembre ore 16.30) e La Palma Club a Roma (2 dicembre ore 21.00).
La manifestazione, organizzata in collaborazione con la Regione Lazio, ha ottenuto il patrocino del Senato della Repubblica, del Consiglio Regionale del Lazio, della Provincia di Viterbo e dell’Università degli Studi della Tuscia, ed il sostegno di Gestincoop, del Consorzio il Cerchio e della Camera di Commercio di Viterbo.
L’idea di questa manifestazione nasce dalla volontà di voler tornare a parlare di brigantaggio, nell’anno in cui ricorre il 110° anniversario della morte di Domenico Tiburzi (24 ottobre 1896), noto latitante della Maremma tosco-laziale che, dopo 24 anni di vita passati alla macchia, resta ucciso all’atto della cattura alle Forane di Capalbio, dove si trova fuggiasco con il luogotenente Luciano Fioravanti. E questo è anche l’anno in cui, l’11 aprile, dopo 43 anni di latitanza viene catturato di mattina nella sua modesta dimora di contrada Montagna dei Cavalli, sulle colline siciliane, il corleonese Bernardo Provenzano ultimo grande boss di Cosa Nostra.
Un secolo di distanza e due vicende apparentemente lontanissime, ma con diversi punti di contatto: analogie di scenario, illegalità, eversione sanguinosa, che in forme variabili attraversano tutta intera la storia d’Italia dall’Unità in poi.
Chi erano Domenico Tiburzi e Bernardo Provenzano? In quali contesti si muovevano i due uomini al momento della loro cattura? E in che modo tutto ciò ci riguarda direttamente? Accoppiare i due nomi e le due storie è solo il pretesto per compiere una riflessione su un ampio ventaglio tematico – i paesaggi, le radici storiche, l’emancipazione del lavoro, la legalità, la democrazia -, temi su cui sono chiamati a misurarsi oggi le istituzioni e i cittadini dell’Italia nuova.
Gli interventi della conferenza in tre tappe, che andranno dall’excursus storico all’analisi tecnico-scientifica, alla riflessione su che cosa si fa e si può fare, apriranno diverse finestre di approfondimento su aspetti e problematiche quotidiani del vivere presente.
Ogni serata seguirà un determinato filo conduttore: ad Acquapendente il confronto partirà dal tema “C’erano una volta i briganti? Criminali tra letture di storia e cronaca”; Viterbo costituirà lo scenario di una riflessione sul suo rapporto col mondo dell’illegalità (“Viterbo città crocevia: criminalità e sicurezza nella Tuscia viterbese”); e la tappa conclusiva, quella romana, sarà dedicata alle proposte e alle prospettive future (“La legalità è possibile: le istituzioni, l’arte, la cultura, la società si interrogano”).
Tra i relatori, massimi esperti in tema di sicurezza, legalità, criminalità organizzata - Enzo Ciconte, Tano Grasso, Raffaele Micillo, Elio Lannutti - e del territorio della Tuscia - Antonio Baragliu -, antropologi, rappresentanti del mondo della cultura locale e testimoni delle diverse realtà, dal brigantaggio alle mafie; esponenti del mondo della politica e delle istituzioni - gli Assessori Regionali Giulia Rodano e Regino Brachetti -, della cultura - tra gli altri, gli storici Maurizio Ridolfi, Leonardo Rapone, Romualdo Luzi, lo scrittore Antonello Ricci -, dello spettacolo - il regista Paolo Benvenuti, l’attore Federico Tocci -, della comunicazione – i giornalisti Vincenzo Vasile de L’Unità, Francesco Viviano della Repubblica e Francesco La Licata esperto di storia della mafia.
Lo scenario entro cui si animerà ciascuna “no-stop” sarà quello dello spettacolo di teatro-canzone “Doppiette e Rosari”, scritto e composto da Viola Buzzi nel 1996 e rielaborato appositamente per questo evento. Al centro dello spettacolo le vicende del brigantaggio di fine Ottocento presente nella Tuscia, quella pagina di storia fantastica nel mito popolare ma cruda nella realtà, preso in analisi come effetto di un sistema e del suo funzionamento.
Nella prima parte dello spettacolo si dà voce alla Storia senza nomi, raccontando condizioni e posizioni di un’ingente parte della popolazione; nella seconda si parte dall’argomento specifico dell’“ultima notte” di Tiburzi per affrontare un percorso dalle mille sfaccettature: l’ultima notte del brigante prima di morire, quella di Provenzano prima della cattura; l’ultima notte della sposa ignara col marito, l’ultima del magistrato, del figlio che non vedrà mai più il padre e viceversa, dell’impiccato braccato dal pizzo.
INFO-CONTATTI: www.itusci.it 0763/732066 - 338/8159151 - 320/8078232.

 

 


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