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Ospedale, unanime la richiesta di ritirare il piano sanitario

Alta partecipazione al Consiglio Comunale straordinario a sostegno della struttura aquesiana

 

L’ospedale di Acquapendente non deve chiudere. Unanime il coro di consensi scaturito ieri, 5 ottobre, dal Consiglio Comunale straordinario che si è tenuto al Cinema Olympia. I cittadini hanno partecipato numerosi all’incontro, la sala piena, con la presenza anche dei Sindaci di Sorano e Pitigliano, bassa Toscana quindi a dimostrazione di quanto il futuro della struttura sanitaria aquesiana stia a cuore anche fuori regione, del Vicepresidente della Provincia di Viterbo Paolo Equitani, dei Sindaci di Gradoli, san Lorenzo Nuovo, Onano, Bolsena e Latera. Come rappresentanti della Regione Lazio, invece, sono arrivati solo il consigliere Giuseppe Parroncini e il capogruppo PD Esterino Montino.
“Diciamo no al piano di rientro della Polverini – ha dichiarato il Sindaco Alberto Bambini aprendo la seduta -. Inutile prendersi in giro, il taglio di 60 posti letto ordinari (ne restano solo 8) e dei 12 totali di day hospital praticamente significa la chiusura dell’ospedale. Non si può parlare di riconversione in questo caso e noi non possiamo accettarlo in alcun modo. Fino alla data del 30 settembre l’ospedale era salvo e riconosciuto come ospedale per acuti, eravamo riusciti a difenderlo. Il decreto della Polverini smantella completamente la nostra struttura, trasformandola in poco più di un poliambulatorio. E non sarà certo l’elisuperficie in costruzione a risolvere i problemi delle emergenze, ma può essere solo un servizio in più offerto dall’ospedale”.
Il Sindaco ha proseguito il suo intervento ponendo l’attenzione sul metodo sbagliato che ha portato alla stesura di questo piano sanitario, redatto dalla Presidente Polverini senza mettere in atto una benché minima concertazione con i rappresentanti istituzionali del territorio, e gli effetti sono devastanti non solo per Acquapendente ma per tutti i paesi circostanti che si vedono così privati di un diritto fondamentale, quello della salute.
“Chiediamo fermamente il ritiro del piano sanitario – ha concluso il Sindaco – e l’apertura di un tavolo di confronto per discutere le nostre proposte mai prese in considerazione. Siamo pronti a percorrere tutte le strade della mobilitazione civile per difendere il nostro ospedale; ricorreremo al Tar e se necessario avvieremo le pratiche per il passaggio a Umbria o Toscana. Chiediamo a voi cittadini e alle istituzioni di appoggiarci in questa battaglia comune. L’ospedale è aperto dal 1400 e non sarà certo la Polverini a chiuderlo”.
Interventi a favore ed a sostegno dell’ospedale aquesiano sono arrivati anche dai Consiglieri di maggioranza e opposizione, che si sono detti uniti nel portare avanti azioni significative. I tempi sono stretti perché entro la fine di ottobre il Direttore della Asl di Viterbo Pipino dovrà presentare un piano di attuazione in base a quello della Polverini, e tecnicamente dal 1 gennaio 2011 dovrebbe iniziare l’iter di trasformazione dell’ospedale in base alle indicazioni del decreto, il tutto entro sei mesi. La posizione del Consiglio Comunale di Acquapendente è ferma e decisa nel chiedere la revoca del provvedimento. È necessaria una mobilitazione generale di tutta la Provincia di Viterbo, che dia un forte segnale di compattezza nella difesa delle strutture sanitarie, così come ha suggerito l’On. Sposetti proponendo un Consiglio Comunale dei 60 Comuni che deliberi insieme la richiesta della revoca del decreto.

 

(6 ottobre 2010)

 

 


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