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Ospedale, i medici condannano il piano della Polverini

Intervengono Iacoponi e Muzzi sul declassamento del Pronto Soccorso

 

“Siamo senza più una copertura sanitaria perché resta scoperta l’emergenza”. Con queste parole il Dott. Sergio Iacoponi, Direttore del Pronto Soccorso dell’ospedale di Acquapendente, commenta il piano di riordino presentato dalla Polverini, soprattutto nella parte in cui si trasforma il Pronto Soccorso in postazione di Primo Intervento.
“Con il Primo Intervento – continua Iacoponi – viene totalmente a mancare l’ufficialità di una struttura attrezzata per il Pronto Soccorso che deve rispettare delle caratteristiche legali ben precise. Essere sede di Primo Intervento, infatti, non significa avere una guardia anestesiologica garantita sempre, con effetti devastanti per la sicurezza del cittadino. Come Pronto Soccorso noi medici siamo obbligati ad un aggiornamento specifico che ci qualifica proprio come medici del Pronto Soccorso. Con la trasformazione, anzi diciamo declassamento, a Primo Intervento questa obbligatorietà non ci sarà più. E non ci possono addolcire la pillola dicendo che c’è l’elisuperficie a sopperire alle emergenze, perché innanzitutto sull’elicottero il paziente sale solo se intubato, e mancando la garanzia dell’anestesista il risultato è ovvio. Inoltre, l’elicottero non può portare il paziente fuori del Lazio, quando semmai non c’è disponibilità nelle strutture regionali, con conseguente perdita di tempo prezioso per la salute del cittadino nel caso in cui l’elicottero debba tornare indietro e il paziente essere trasportato con l’ambulanza”.
“È stato tagliato il reparto di Chirurgia Generale – interviene il Dott. Giancarlo Muzzi, Direttore facente funzioni dell’Anestesia – che ad oggi ha già raggiunto il numero degli interventi effettuati nel 2009, riuscendo anche a diminuire la spesa. Sono dati importanti questi che dimostrano l’efficienza del nostro ospedale, non certo di una struttura che merita di essere chiusa. Nel 2009, poi, sono stati effettuati complessivamente 1500 interventi tra quelli di day hospital, day surgery e ordinari; questi interventi dove verranno fatti quando non ci sarà più l’ospedale di Acquapendente?”.
“Questo è un piano scellerato – conclude Iacoponi – che mina alla base la solidità della nostra struttura sanitaria, trasformandola in qualcosa che non ha più alcun senso. I cittadini vedono così privarsi di quella sicurezza che li ha accompagnati da sempre, sapere cioè che ad Acquapendente c’è un ospedale con il Pronto Soccorso. È questo il nodo fondamentale, il Pronto Soccorso non può essere declassato in questo modo, considerata la notevole distanza di Acquapendente dal primo ospedale disponibile. Per noi medici questo piano è inaccettabile, il Pronto Soccorso dev’essere conservato così com’è e poi si può ragionare insieme su come riorganizzare l’intera struttura. Se il piano della Polverini va in porto, qui saremo senza sanità”.
Ad Acquapendente continua l’opera di mobilitazione della cittadinanza, questa sera si riuniranno le Associazioni (di volontariato, culturali, turistiche, ecc…) per dare vita ufficialmente al “Comitato contro la chiusura dell’ospedale”.

 

(7 ottobre 2010)

 

 


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