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Detenuti di Rebibbia ad Acquapendente lungo la FrancigenaDomenica 5 giugno l’incontro con il Sindaco per il progetto di pellegrinaggio, reinserimento e libertà
Ha fatto tappa ad Acquapendente il progetto “Pellegrinaggio sulla Francigena. Impegno, reinserimento e libertà. Tra reclusi e pellegrini”, promosso dalla Confraternita di San Jacopo di Compostella (Perugia) in collaborazione con il Carcere di Rebibbia. Domenica 5 giugno, infatti, sei detenuti scelti tra quelli che avevano chiesto di partecipare (usufruendo dei permessi premio loro concessi ai sensi dell’art. 30 ter Ordinamento Penitenziario) sono arrivati ad Acquapendente insieme ai loro accompagnatori Monica D’Atti e Maurizio Ciocchetti. Qui sono stati accolti dal Sindaco Alberto Bambini, che ha accettato con entusiasmo di poter aderire come Amministrazione a questo progetto di encomiabile valore sociale e morale, e dall’Associazione Arisa che ha guidato i partecipanti per le vie del paese. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Paolo Caucci von Saucken, Rettore della Confraternita di San Jacopo di Compostella, la Casa di Reclusione Rebibbia e il Tribunale di Sorveglianza di Roma nell’ambito del lavoro da tempo intrapreso dalle due istituzioni, fortemente orientate a realizzare iniziative che possano favorire il processo di revisione e reinserimento dei detenuti. Per la prima volta in Italia, sulla scorta di quanto accade in altri Paesi (Belgio dove l’associazione Oikoten opera dal 1982 e Spagna), un gruppo di detenuti compie un’esperienza di pellegrinaggio: un cammino sulla Francigena di 168 chilometri, da Radicofani a Roma. I sei detenuti affrontano il pellegrinaggio in regime di austerità e condivisione, insieme ai loro accompagnatori, con disagi e difficoltà; a loro vengono offerti ospitalità e ricovero in ogni tappa del cammino che si snoda lungo la Francigena: sono partiti da Radicofani proseguendo per Acquapendente, Bolsena, Viterbo, Sutri, Campagnano, La Storta fino a Roma dove l’11 giugno, presso lo Spedale della Provvidenza in via Galvani 51, saranno accolti dai familiari, organizzatori e rappresentanti delle istituzioni. L’iniziativa ha un alto valore morale e sociale ed è stata realizzata con la speranza che l’esempio possa essere ripetuto anche lungo altri percorsi, e che il cammino a piedi e la possibilità di misurarsi con la fatica, l’impegno, l’accoglienza, la solidarietà possa diffondersi come percorso rieducativo dei detenuti e tappa del loro reinserimento nella società.
(7 giugno 2011)
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