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TORRE ALFINA  

 

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Università, Comunanze, Consolati e Associazioni Agrarie
Associazione Separata Beni Uso Civico di Torre Alfina
Il borgo di Torre Alfina si sviluppa intorno al castello da cui ha avuto origine.
Si deve a Desiderio, ultimo Re dei Longobardi (756-774), la costruzione della torre centrale, detta del cassero.
In seguito sembra che uno dei fratelli di Carlo Magno, sceso in Italia verso 809 si stabilisse ad Orvieto dando origine alla famiglia Monaldeschi che prese il controllo di molti castelli della zona ed estese il suo potere anche su Torre Alfina, almeno fino al 1314, anno in cui la famiglia rivale dei Filippeschi, di parte ghibellina, li costrinse ad abbandonare il territorio dell'Alfina. Ma le numerose lotte tra le due famiglie portarono di nuovo i Monaldeschi al potere e nel 1316 la famiglia di origine tedesca conquistò il controllo su tutte le terre e castelli dell'orvietano.
Intorno alla metà del XV secolo, il castello fu improvvisamente assalito da Antonio Colella, detto il "Ciarpellone", capitano del futuro duca di Milano Francesco Sforza e quando Aluisi di Luca Monaldeschi della Cervara seppe che l'espugnatore intendeva distruggere la torre del cassero, gli offrì di riscattarlo, come riportato nei capitoli del contratto che attestano del pagamento di 200 scudi d'oro.
Il XVI secolo fu un periodo di relativa quiete, eccezion fatta per i saccheggi compiuti nella zona dal napoletano Fabrizio Maramao durante l'assedio di Roma del 1527. Egli espugnò il castello ma non riuscì a prendere il cassero, difeso strenuamente dalla gente di Trevinano, schierata con la popolazione di Torre Alfina. Degno di menzione in questo periodo è Francesco Sforza della Cervara il quale in veste di capitano, combattè in Germania mandato dal Papa Paolo III in aiuto di Carlo V. A lui si devono, come sappiamo dai Comentari historici scritti dal fratello Monaldo, i restauri e gli abbellimenti apportati al castello.
Nel XVII secolo Giovanni Monaldeschi, scudiero e favorito della regina di Svezia, dopo l'abdicazione della sovrana, l'accompagnò nei suoi viaggi in Europa. Estinta la casata dei Monaldeschi, il castello passò in eredità ai marchesi Bourbon del Monte, insieme a quello di Trevinano, fino al 1881 quando fu acquistato e salvato dalla rovina ad opera del marchese Edoardo Cahen che nel 1882 iniziò i lavori di restauro ma morì prima di terminarli e fu sepolto, per sua volontà nel bosco del castello in un suggestivo mausoleo di stile neogotico.
Il figlio Rodolfo continuò l'opera di ristrutturazione intrapresa dal padre. Su progetto dell'architetto senese Giuseppe Partini, ripristinò le forme medievali e acquistò durante i suoi frequenti viaggi nelle metropoli europee tesori artistici quali statue, quadri e arazzi per abbellirne le sale. Morto anche Rodolfo, il castello fu da lui stesso lasciato in eredità ad un suo governatore e da allora fu più volte venduto dai proprietari sino ai nostri giorni.
TREVINANO  
Piccolo centro di probabile origine etrusca, Trevinano si trova a circa 15 Km a nord del capoluogo. Dopo il 396 a.C. passò sotto Roma, ma non si hanno notizie fino a tutto l'alto medioevo. E' probabile che il centro abitato originariamente fosse in località Castelluzzo e che l'odierna collocazione sia di epoca carolingia.
Il primo documento che riporta il nome Trevinano risale al gennaio 1073 ed è un atto di donazione al monastero del SS. Salvatore sul monte Amiata.
Il piccolo centro subì per tutto il medioevo la sorte dei vari signori che ne divennero proprietari. Ricordiamo il dominio dei Visconti di Campiglia fino al 1327 e dei Monaldeschi del ramo della Cervara dal 1327 al 1592. Infine fu diviso dalla Camera Apostolica tra la famiglia Simoncelli e gli eredi dei Monaldeschi. Nel 1687 la Camera Apostolica entrò in possesso di tutto il territorio riunificato e cedette il borgo in feudo ai Bourbon del Monte. Da questo momento, la storia di Trevinano sarà sempre più intrecciata con quella di Acquapendente e in generale con quella dello Stato Pontificio.

Il Castello Di particolare rilievo dal punto di vista storico-architettonico, ancora oggi reca sul portale lo stemma dei Monaldeschi della Cervara. Le prime scarse notizie risalgono alla metà del XII secolo
Attualmente il castello appartiene ai Boncompagni–Ludovisi, dopo essere stato per circa 300 anni di proprietà della famiglia Bourbon del Monte.

Chiesa della Madonna della Quercia.  si trova a circa un chilometro dall’abitato in direzione del fiume Paglia.
Deve il suo nome, secondo la tradizione e secondo quanto riportato in un manoscritto del 1782, all'apparizione miracolosa della Madonna sui rami di una quercia.
La pianta a croce latina, con braccia absidate, fu eretta a santuario intorno al XVI sec. Sull’altare, in parte barocco, si può notare un pezzo del tronco dell’albero del miracolo. Dopo il restauro del 1721 ad opera di Giuseppe Piazzai, la chiesa non subì altri interventi di consolidamento fino al 1963, quando, ormai pericolante, venne ristrutturata grazie al contributo della popolazione locale.
 
Chiesa Parrocchiale. La chiesa Parrocchiale, presumibilmente di epoca rinascimentale, è intitolata alla “Madonna SS. sotto il mistero della Natività”.E^ costituita da tre navate divise da due file di tre pilastri ciascuna, collegati da archi. Quella centrale, che anticamente era “a volta”, presenta oggi una copertura a capriate con travi dipinte. Sugli altari di stile barocco si possono notare tele del XVI e XVII sec.

 


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