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La Cripta della Basilica del S. Sepolcro
























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La cripta del S. Sepolcro costituisce, per il gioco di colonne ed archi e per la sua antica origine (seconda metà del X secolo), uno degli esempi più caratteristici ed importanti di cripte romaniche in Italia. Occupa lo spazio sottostante il transetto e l’abside della omonima cattedrale; le 24 colonne che la costituiscono suddividono la pianta in nove piccole navate, coperte da volte a crociera costolonate, che formano una caratteristica “T”. La peculiare forma dei capitelli e le proporzioni delle colonne rispetto alla volta suggeriscono l’ipotesi che la costruzione si sia protratta nel tempo, fino alla fine del secolo XI, visto il contrasto esistente tra la barbara complessità dei capitelli delle colonne in pietra dura e le strutture delle volte a crociera in tufo. Le decorazioni dei capitelli sono dominate da figure zoomorfe che si alternano con grandi varietà di soggetti e forme tra le quali uccelli, composizioni vegetali, teste di ariete. Al lato della scalinata di accesso di sinistra sono visibili resti di affreschi del XIII-XV secolo: una Natività e le figure di Santa Caterina d’Alessandria e S. Michele Arcangelo; al centro della cripta, una doppia scalinata, scavata nella pietra, permette di raggiungere il sacello a forma di piramide rettangolare, riproducente il S. Sepolcro di Gerusalemme, con la presenza nel tabernacolo interno, di pietre incastonate che, secondo la tradizione, sarebbero state bagnate dal sangue di Cristo durante la Passione, come attesta una iscrizione latina posta nel muro davanti all’apertura del sacello.

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